L'intervista

Nicola De Santis saluta il Bitonto: «Avrei voluto chiudere la carriera qui»

Dopo tre anni in neroverde, il regista bitontino traccia il suo bilancio finale

Calcio
Bitonto mercoledì 04 luglio 2018
di Danilo Cappiello
Nicola De Santis
Nicola De Santis © Cosimo Papappicco

Il finale triste ed inaspettato è di quelli che lasciano l’amaro in bocca, ma la storia in neroverde del regista bitontino Nicola De Santis è di quelle da mettersi comodi e da godersela tutta d’un fiato. Una storia di giocate sopraffini, visione di gioco panoramica, vittorie, sconfitte, critiche e rinascita tattica, ed il confine sempre più sottile fra giocatore, uomo e leader.

Storia che ha il proprio inizio nella stagione 2015/2016, quando al timone tecnico della squadra neroverde vi era Francesco Modesto, succeduto poi a Dicembre da Giacomo Pettinicchio. Una stagione iniziata con un carico di aspettativa elevatissimo, quella, per il regista bitontino. Una stagione però che, dopo l’inizio scoppiettante e carico di entusiasmo, si è poi rivelata tutt’altro nei mesi successivi.

Come infatti ci racconta De Santis in questa intervista esclusiva per i lettori di BitontoLive.it. «Sicuramente il mio primo anno qui a Bitonto non era quello che immaginavo. Alcuni mi rinfacciavano il non essere venuto qui qualche anno prima, quando giocavo in Serie C a Manfredonia, solo che io di proposte dalla società non ne avevo mai ricevute. Era la mia prima occasione di vestire i colori neroverdi, per cui vi lascio immaginare quanto entusiasmo avessi. L’avvio fu davvero promettente, viaggiavamo e giocavamo sulle ali dell’entusiasmo, e forse proprio quell’avvio aveva illuso un po’ tutti. Dopo, col passare dei mesi, vennero fuori tutte le problematiche che ci portavamo da inizio stagione. La situazione divenne sempre più complessa sia dal punto di vista tattico, che da quello personale. Venni sommerso di critiche e fischi allo stadio. Provai a sobbarcarmi tutte le mie responsabilità, e forse, ne rimasi anche schiacciato dal peso».

Una storia destinata a finire dopo un solo anno dunque. Ma è dalle ceneri dell’anno appena trascorso che il regista bitontino, rinasce, diventando l’idolo di una tifoseria intera, che nelle sue giocate sublimi riscopre un vero e proprio faro di centrocampo.

«Dopo le delusioni del primo anno, era tutto più complesso. Ho scelto di rimettermi in gioco, di fare una scommessa con me stesso e con Mister De Candia, e tutto è andato da sé. È stata una stagione straordinaria, con una dirigenza fantastica che davvero non ci ha lasciati soli un attimo. Si era creato un legame speciale all’interno dello spogliatoio ed i risultati poi si rispecchiavano in campo. Abbiamo riscritto la storia del Bitonto a suon di vittorie e di record. Poi però, nella gara più importante, abbiamo subìto una tremenda débâcle a Cerignola. Come tutti, ci ho pensato e ripensato e sono arrivato alla conclusione che a quella gara ci siamo arrivati con troppa presunzione di fare bene ed abbiamo pagato. Sono convinto che, se ci fossimo andati anche con un pizzico di paura, forse la storia sarebbe andata diversamente. Fu una giornata triste in toto per me perché, oltre alla sconfitta sul campo, mi infortunai al piede e fui costretto al forfait nella finale play off contro l’Altamura».

Spenti i riflettori di una stagione straordinaria, d’improvviso sull’Us Bitonto 1921 cala il buio, col rischio concreto di una non iscrizione al campionato d’Eccellenza. Una stagione che dunque promette lacrime e sangue. Una stagione, che però consacra non solo il Nicola De Santis giocatore, ma il Nicola De Santis uomo.

Una stagione, che racconta così. «Le difficoltà con le quali siamo partiti lo scorso anno sono state davvero tantissime. Ma è proprio in quelle difficoltà che ci siamo ritrovati uomini, ed abbiamo imparato soprattutto cosa vuol dire l’umiltà. Abbiamo lottato oltre i nostri limiti, e forse è stato proprio quello il segreto dei nostri successi. Poi però, purtroppo, il calcio ha sempre una buona memoria ed a lungo andare ha fatto si che venissero fuori tutti i limiti tecnici e non solo che questa squadra aveva».

Limiti che inesorabilmente hanno finito col tracciare il confine dei rimpianti. Ed è proprio dei suoi rimpianti che, al tramonto della sua avventura in neroverde, Nicola De Santis si esprime così.

«Il rammarico più grande è il non essere riuscito a portare il Bitonto in Serie D. È stato un sogno che abbiamo solo potuto accarezzare e mai concretizzare. Avrei desiderato più di ogni altra cosa terminare la mia carriera qui, ma non sarà possibile. Ringrazio comunque tutti i dirigenti e tutti i compagni di squadra con cui ho condiviso milioni di momenti intensi in tutti questi anni. Se devo scegliere un anno migliore di tutti, scelgo il mio secondo anno qui a Bitonto. Un anno dove più di tutti gli altri mi sono sentito parte integrante di una vera e propria famiglia».

Il tempo dei rimpianti però lascia comunque spazio per i ricordi e per le gratificazioni. «Una delle cose più belle che porterò con me e che ho imparato in questi anni è che il giocare con la maglia della propria città ti dà una carica ed una gratificazione personale, come nessun’altra squadra riesce a darti. E poi è bello anche perché ora la gente ti ferma per strada, ti riconosce e si congratula anche con te. Il mio futuro sicuramente mi porterà a non vestire più questa maglia ma il mio amore per il Bitonto resterà incondizionato per sempre. Giocherò un ultimo anno e poi mi diletterò in altro. Sono una persona a cui piace mettersi molto a disposizione degli altri, anche e soprattutto dei bambini. In chiusura, ancora una volta un grazie infinito a tutti i miei compagni di questa splendida avventura in neroverde».
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