Il punto della situazione dopo il Commissariamento dell'ente

Affaire "Maria Cristina", Comune e Regione insieme per salvare il futuro dei dipendenti

L’assessore ai servizi sociali De Palma: «Sono stati presi degli impegni, la priorità è ricollocare i lavoratori, anche dopo un eventuale percorso di riqualificazione professionale»

Attualità
Bitonto lunedì 23 aprile 2018
di Annarita Cariello
L'assessore Gaetano De Palma
L'assessore Gaetano De Palma © BitontoLive.it

Ad una settimana dalle dimissioni del cda e dallo sciopero della fame proclamato e poi interrotto dal personale, l’Asp “Maria Cristina di Savoia” vive in questi giorni un momento di pace apparente, sotto l’egida del nuovo commissario Marco Preverin, nominato d’urgenza dalla giunta regionale e dal Governatore Michele Emiliano.

In un’intervista con l’assessore ai servizi sociali del Comune di Bitonto, Gaetano De Palma, che per mesi si è fatto promotore di iniziative a sostegno del futuro dell’azienda e dei dipendenti, BitontoLive.it ha provato a fare un excursus storico delle ultime fasi della vita dell’Asp, fino all’inevitabile declino e alla presa d’atto di un fallimento che era già nell’aria da due anni.

17 dipendenti in protesta, 27 mensilità arretrate da saldare al personale, oltre 2 milioni di debiti, 0 servizi negli ultimi mesi, 7 giorni per consultare le agenzie regionali, le Asl e i Comuni e provare a delocalizzare il personale rimasto senza impiego. Queste sono le cifre da cui il “Maria Cristina di Savoia” deve provare a ripartire, con il sostegno del Comune di Bitonto e della Regione.

«In seguito alle dimissioni dell’ex presidente dell’Asp, Vito Masciale, il cda era rimasto in carica perché aveva i numeri per continuare ad operare. Nello statuto dell’azienda era specificato che il Comune di Bitonto, insieme al Comune di Palo che fa parte dello stesso ambito sociale, alla Città Metropolitana, alla Regione Puglia e ad un rappresentante del terzo settore poteva esclusivamente far parte del consiglio di amministrazione, ma non poteva e non può intervenire nella parte economica, sostenendo direttamente l’azienda, ma solo affidandole dei servizi. Alla luce della progressiva difficoltà economica dell’azienda e dei debiti raggiunti verso i dipendenti e non solo, il cda ha deciso di dimettersi nella notte tra domenica e lunedì scorso, perché la situazione era ormai irrecuperabile», ha esordito l’assessore ai servizi sociali.

Ed ha aggiunto: «Le uniche entrate dell’Asp si erano ridotte ad essere quelle derivanti dai canoni di locazione – ovvero quelli percepiti dalle Cooperative che svolgono servizi e dall’Asl – perché il contributo della Città Metropolitana, come sostegno all’azienda, era stato bloccato. Il Comune, che poteva solo affidare servizi all’Asp, ha potuto farlo e l’ha fatto fino agli inizi dello scorso anno, fin quando il Documento Unico di Regolarità Contabile, che attesta la “buona salute”, dell’ente è risultato regolare. Poi, quando non lo è stato più, per legge abbiamo dovuto sospendere l’affidamento diretto».

Incontri in Regione ce ne sono stati diversi, a partire dai primi effettuati a dicembre, con le rappresentanze dei lavoratori, i sindacati, rappresentanti del Comune e della commissione consiliare, ed il cda dell’Aps, per esporre l’insostenibilità della situazione. Altri ancora, sollecitati dal sindaco Abbaticchio, puntavano a chiedere un intervento diretto della Regione Puglia, dato che l’Azienda Servizi alla Persona è un ente pubblico regionale. «L’obiettivo era chiedere alla Regione di assumersi le proprie responsabilità non per risolvere la situazione finanziaria, non potendo la Regione finanziare il debito dell’azienda, ma quanto meno farsi carico della situazione del personale, attraverso il ricollocamento presso l’ente stesso o altri enti collegati, come le Asl, l’Arca, l’Arif, le agenzie regionali.» - ha spiegato De Palma - «Pierluigi Ruggiero, dirigente regionale competente per Asp ed ex Ipab, partecipò agli incontri ma, al di là delle buone intenzioni e della disponibilità, non è stato dato seguito a nessuna delle sollecitazioni fatte dal Comune, cda e dipendenti».

La situazione, dunque, è degenerata fino ad una settimana fa, raggiungendo il suo punto più critico proprio con lo sciopero della fame dei dipendenti, il commissariamento e la presa in carico delle redini del “Maria Cristina” da parte di Marco Preverin. Il nuovo Commissario ha incontrato i dipendenti in sciopero e si è interfacciato con i rappresentanti del Comune, giungendo alla formulazione di una richiesta congiunta al personale di sospendere le attività di protesta. De Palma si è fatto promotore di questa richiesta, «anche per un atto di fiducia e serenità nei confronti del nuovo Commissario, chiedendo ai dipendenti di concederli tempo per analizzare la situazione e poi eventualmente valutare la natura degli impegni di Preverin e se sarà in grado di mantenerli».

Cosa sta comportando il Commissariamento per i dipendenti? «Che ora la Regione non potrà più fare orecchie da mercante, come quando c’era il cda, scaricando a loro il compito di dirigere l’azienda. Ora dovrà trovare una soluzione in primis per il personale da anni senza stipendio. Io mi auguro che la Regione, che si è assunta degli impegni mercoledì scorso, mantenga quanto promesso. Ruggiero ha detto che avrebbe fatto una rapida verifica con la Asl perché è l’ente più prossimo a ricollocare i dipendenti. In caso di difficoltà di ricollocamento presso gli enti regionali, io ho sollecitato Ruggiero e Preverin ad inserire i lavoratori in percorsi di riqualificazione professionale, in modo da avere più possibilità di inserire i dipendenti nelle piante organiche degli enti, in base alle proprie professionalità ed in base alle necessità delle mansioni nelle quali c’è bisogno di dipendenti».

Tra mercoledì e giovedì scadranno i 7 giorni richiesti dal commissario per analizzare la situazione contabile e finanziaria dell’ente, e per convocare un nuovo tavolo di concertazione con il personale, il Comune e i sindacati. Con l’auspicio che sia l’incipit di una nuova ripartenza del “Maria Cristina” e per i tanti dipendenti che vedono a rischio il proprio futuro.

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